mucca al pascolo

L’IMPORTANZA DELL’ALLEVAMENTO AL PASCOLO

Vi sarà capitato in una delle solite gite domenicali nelle montagne marchigiane di imbattervi in un bestiame al pascolo. Magari vi sarete anche meravigliati di vedere ancora delle pecore o delle mucche mentre brucano liberamente l’erba e si godono l’aria fresca.

Questa in effetti sta diventando gradualmente sempre più una rarità, a scapito del benessere ambientale ed animale. Non tutti conoscono infatti i benefici dell’allevamento al pascolo, motivo per cui oggi ne esploreremo alcuni.

Il benessere animale nell’allevamento al pascolo

Il pascolo è definito come un terreno coperto di erbe spontanee, che non vengono falciate ma sono direttamente pascolate dal bestiame (Treccani). La pratica dell’allevamento al pascolo ha origini molto antiche, tuttavia è andata scomparendo grazie all’introduzione dell’agricoltura industriale e quindi dell’allevamento intensivo.

Eppure la ricerca scientifica ha più volte dimostrato i numerosi vantaggi dell’allevamento al pascolo. Ad esempio, la ricerca recentemente ha dimostrato che con questo tipo di allevamento i bovini presentano una minore incidenza di zoppie e lesioni degli arti, di mastiti e malattie uterine. Si è registrata anche una minore mortalità e una decisa preferenza da parte degli animali verso il pascolamento, riducendo anche l’aggressività e aumentando il tempo del riposo (Bochiccio, Santini, Volanti, 2020).

Ciò viene evidenziato anche dalle analisi fatte sulla carne proveniente dal pascolo, che hanno dimostrato che la carne rossa “grass-fed” (da erba) è più ricca di Omega 3, antiossidanti e vitamine, tra cui l’acido folico. Essendo gli animali liberi di muoversi, inoltre, sviluppano più muscoli donando alla carne un sapore decisamente unico.

I servizi ecologici e ambientali del pascolo

Oltre ai benefici per gli animali, l’allevamento al pascolo permette di rispettare l’equilibrio dei nostri ecosistemi in molti modi.

Ad esempio, uno studio ha provato che nelle aree dedicate al pascolo sono presenti più specie vegetali e comunità di artropodi. Inoltre, lo studio ha messo in luce il ruolo positivo del pascolamento nel contrastare l’espansione del bosco, rendendo evidente come il pascolo tradizionale del bestiame può rappresentare uno strumento di gestione di grande valore per preservare sia l’alta diversità biologica che quella culturale delle praterie secondarie.

Un altro fattore a favore del pascolo è dimostrato da una ricerca che mette in relazione l’abbandono delle pratiche tradizionali di gestione dei prati-pascoli e l’aumento di specie invasive ad elevato rischio zoonosi come il cinghiale. La riduzione delle praterie secondarie e l’avanzamento del bosco riducono, infatti, la diversità del paesaggio, modificando gli equilibri tra specie e avvantaggiando quelle invasive. Esse presentano anche un’ampia biodiversità, al punto che alcune di esse sono considerate prioritarie dalla comunità europea secondo la direttiva NATURA 2000, come ad esempio l’habitat 6210. Tuttavia, se queste praterie secondarie non vengono gestite tramite sfalci o pascolamento, possono scomparire per l’instaurazione della successione vegetazionale (ritornando ad essere bosco). Questo fenomeno causa una semplificazione del paesaggio, comportando la perdita del suo valore storico e culturale, oltre a una riduzione della biodiversità.

Esempi virtuosi di allevamento al pascolo

Dati i numerosi benefici del pascolo e considerata il crescente interesse da parte del consumatore riguardo il benessere animale e la salvaguardia dell’ambiente, si sta assistendo ad un lento ritorno a questa antica pratica, attraverso aziende biologiche più attente alla qualità dei loro prodotti e all’effetto che hanno sull’ambiente e sugli animali da cui derivano, piuttosto che alla quantità.

Un esempio virtuoso è rappresentato dall’azienda “I pascoli di Amaltea”, situata tra le magiche vette delle Langhe. Qui, due giovani coraggiosi, Alessandro ed Arianna, hanno creato una piccola realtà in cui capre e pecore fanno parte di un delicato ecosistema. Il metodo applicato dai due è agricoltori è semplice, ma complicato allo stesso tempo: in questo sistema infatti piante, suolo e animali “lavorano” insieme per fornire vantaggi gli uni agli altri. Il risultato? Dei formaggi che rispecchiano la naturalità e la stagionalità con cui gli animali sono allevati; elementi riconosciuti ed apprezzati anche dai consumatori.

Se siete interessati a questi argomenti, vi consigliamo di fare un salto all’evento di Slow Food “Cheese 2023” (dal 15 al 18 settembre a Cuneo) in cui pascolo, fieno e gusto saranno i veri protagonisti.

 

Articolo realizzato con il supporto di Alessio Giampieri, Laureando in Scienze Agrarie e del Territorio presso l’Univpm.



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