La scelta di vivere bio

La motivazione principale per cui il consumatore sceglie di comprare prodotti biologici è legata alla salute. I benefici che ne possiamo trarre sono principalmente due: la ridotta esposizione ai contaminanti e una differenza in positivo nel valore nutrizionale, aspetti che sembrano venire apprezzati moltissimo.

Ma a livello pratico, che cosa si prova dopo aver mangiato cibo biologico?

Diversi ricercatori hanno provato a rispondere a questa domanda, attraverso interviste condotte su un ingente numero di campioni. Van de Vijver, ad esempio, intervistò nei Paesi Bassi circa 600 persone, alle quali chiese di descrivere gli effetti della “organic diet”:

  • un 70% della popolazione riportò la sensazione di sentirsi più energico e maggiormente resistente alle malattie;
  • un 30% riscontrò un effetto positivo sul benessere mentale;
  • un 24% sperimentò un miglioramento nella corretta funzionalità dello stomaco e dell’intestino;
  • un 19% trovò la propria pelle più tonica, le unghie e i capelli più forti;
  • un 14% ebbe l’impressione di avere meno disturbi allergici;
  • un altro 14% infine riconobbe di avere una maggiore sazietà.

Anche se gli effetti riportati non consentono di trarre conclusioni dirette sulla popolazione, si è notato però che queste persone, con il passaggio alla “organic diet”, tendevano ad adottare uno stile di vita più sano. Non a caso il consumo di cibo biologico è stato associato a un minor rischio di sovrappeso e obesità, nonché a un ridotto Indice di Massa Corporea o BMI (tramite lo studio NutriNet-Santé condotto in Francia su circa 60.000 partecipanti).

Oltre alla componente salutistica, anche il benessere degli animali è un elemento che la popolazione prende in considerazione nella scelta del prodotto bio. Secondo la legge, la produzione biologica differisce infatti dai sistemi convenzionali per diversi motivi:

  • gli animali con certificazione biologica godono di aree abitative più grandi, un accesso diretto all’esterno e un box con una lettiera di paglia;
  • sono proibite pratiche violente come il taglio della coda, dei denti e del becco;
  • non è permesso l’uso di antibiotici;
  • non possono essere sottoposti a nessun trattamento medico preventivo e sono nutriti con mangimi biologici.

Quest’ultimo motivo in particolare sembra essere indice di gradimento per gli animali (conigli e galline compresi), che preferiscono d’istinto il mangime biologico rispetto a quello convenzionale.

Inoltre, i sistemi di agricoltura biologica non solo garantiscono e favoriscono il benessere degli animali, ma rispettano anche l’ambiente, in termini di:

  • salvaguardia della qualità del suolo e dell’acqua;
  • conservazione delle specie;
  • minor inquinamento ambientale;
  • un più efficiente utilizzo delle risorse.

Esiste in letteratura scientifica una meta-analisi (Mondelaers K. et al., A meta-analysis of the differences in environmental impacts between organic and conventional farming. British Food Journal, 2009) che mette in evidenza tutti questi aspetti, sottolineando le differenze esistenti tra l’impatto ambientale dovuto ai sistemi di agricoltura convenzionale e quello generato dall’utilizzo di pratiche agricole biologiche. Dal testo di questa meta-analisi si evince che l’agricoltura biologica aumenta il contenuto di materia organica nei suoli, contribuisce positivamente a preservare la biodiversità e provoca minori emissioni di gas a effetto serra per ettaro di allevamento (GHG).

A supporto di questa meta-analisi, la revisione di Hooper D.U. dimostra come la perdita di biodiversità possa ridurre la produzione agricola. I dati pubblicati finora hanno mostrato che la perdita di specie a livelli intermedi (21-40%) ha ridotto la produzione vegetale del 5-10%, mentre livelli più elevati di estinzione (41-60%) hanno provocato effetti così avversi tali da alterare i processi chiave per la produttività e la sostenibilità degli ecosistemi della Terra.

Secondo questo studio, le conseguenze negative dovute alla perdita di biodiversità sono di una tale entità da poter essere equiparate agli effetti dell’ozono, all’acidificazione del suolo, all’elevata concentrazione di CO2 nell’atmosfera e all’inquinamento degli alimenti. Proteggere la biodiversità diventa così un argomento di discussione fondamentale per la nostra sopravvivenza: tra i sistemi di agricoltura, quello di tipo biologico tutela maggiormente l’ambiente e le specie esistenti.

Un interessante lavoro scientifico pubblicato nel 2011 (Gomiero T. et al., Enviromental impact of differenct agricultural management practices: conventional Vs. Organic Agriculture. Critical Reviews in Plant Sciences, 2011) evidenzia le ricadute positive sul terreno e sul territorio in seguito all’adozione di pratiche agricole biologiche:

  • aumento della sostanza organica;
  • maggiore capacità di ritenzione idrica e quindi incremento di resa nelle condizioni in cui vi è scarsità d’acqua;
  • elevata capacità di immagazzinare il carbonio nel suolo con contemporanea riduzione delle emissioni di CO2;
  • ripristino della biodiversità floreale e faunistica del territorio.

La scelta dunque non può che essere una: vivere bio!

Dott.ssa Greta Accorroni (Biologa nutrizionista)



Greta Accorroni
greta.accorroni@gmail.com
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